La sterilizzazione e la castrazione dei cani e dei gatti

Generalmente la proposta di sterilizzare e castrare i cani e i gatti nasce da una esigenza umana di ridurre il numero complessivo degli animali presenti sul territorio nazionale.
Recentemente, soprattutto per i cani maschi, stanno nascendo delle riflessioni in merito all’unicità del soggetto che subisce tale intervento in quanto si è osservato che tale metodica può incidere in maniera negativa sul comportamento dell’animale stesso.
Molte sono le persone che pensano che tale atto sia una violenza nei confronti degli animali, altri la ritengono invece un vero e proprio dovere morale tant’è che a tutti gli animali che transitano nei rifugi e nei canili viene praticato questo tipo di intervento chirurgico.
Mai però viene preso in considerazione il fatto che con tale metodica si cambia la direzione evolutiva dell’animale stesso (tema che verrà affrontato in un successivo articolo).
La sterilizzazione e la castrazione non sono solo dei nomi che definiscono il modo in cui la scienza interviene sugli organi riproduttivi degli animali; essi non rappresentano solo delle modificazioni strutturali e permanenti della fisiologia del corpo animale, non si toglie solo un pezzo che non è utile ma, entrando profondamente nella sua realtà biologica, ne modificano il senso stesso dell’intera sua esistenza.
Imposta, voluta o assecondata perché “tutti fanno così”, di fatto tale momento non viene mai vissuto con una adeguata presenza interiore che, nel riconoscere la profondità di tale gesto, è in grado di accompagnare l’animale attraverso questo rito di passaggio.
Di solito il risultato delle tensioni interiori tra il dovere morale di seguire le indicazioni che vengono dall’esterno e la sensazione interiore di praticare una violenza nei confronti dell’animale porta la persona a sentirsi in colpa per quello che sta facendo.
Tale disposizione d’animo rappresenta l’esatto contrario di quello che sarebbe necessario essere in tale frangente in quanto la consapevolezza che ci fa prendere atto del passaggio iniziatico che l’animale sta vivendo ci porta, al contrario del senso di colpa, ad essere massimamente presenti e quindi ad immedesimarsi sempre di più nel ruolo di essere dei punti di riferimento esistenziali per l’animale.
Coloro che saranno li ad accogliere l’animale nella sua trasformazione.
Scegliere come agire nei confronti della sessualità animale, se sterilizzare, castrare o non fare nulla, è un gesto assolutamente individuale e estremamente intimo che si manifesta all’interno di una relazione che si costruisce proprio a partire da come si affrontano insieme le sfide che la vita ci porta innanzi.
L’accento che voglio mettere in questo breve articolo non è tanto sul fatto di essere favorevole o contrario a tali atti chirurgici e quindi, ancora una volta, a prendere le parti di una o dell’altra fazione.
Più interessante invece è riflettere sulla modalità con la quale noi, che attraversiamo tale evento insieme al nostro animale, ci poniamo interiormente nella relazione con lui.
Un conto è presentarsi di fronte a questo appuntamento con la debolezza del senso di colpa, un altro conto è vivere interiormente la forza di colui, o colei, che si sente parte di questo processo di trasformazione.
Essere parte di questo processo significa innanzitutto scegliere il veterinario giusto.
Preferiamo una grande clinica dove ovviamente siamo solo dei numeri e dove consegneremo l’animale per poi andarlo a prendere a giochi fatti o scegliamo un veterinario che ci veda come esseri umani che hanno bisogno di essere a fianco al loro animale fino a che si addormenta e che faremo di tutto per essere presenti quando si sveglia?
Abbiamo spiegato all’animale cosa gli capiterà? Quale passaggio senza ritorno dovrà affrontare?
Che fine fanno i suoi organi? Finiscono nei rifiuti speciali o possiamo immaginare di compiere fino in fondo un rito per ritornarli alla Madre Terra seppellendoli sotto un grande albero?
Nel senso di colpa si spera che tutto finisca presto.
Nella consapevolezza del rito di passaggio si va fino in fondo e ci si prende del tempo per essere presenti a fianco dell’animale.
Siamo noi che scegliamo come presentarci di fronte a questo evento.
Siamo noi i punti di riferimento esistenziali per i nostri animali.
Dott. Stefano Cattinelli