La medicina Veterinaria si trova ad un bivio

La medicina veterinaria si trova oggi, più che mai, davanti ad un bivio.
Se da una parte è chiaro a tutti che la medicina veterinaria si occupa di curare gli animali, dall’altra possiamo domandarci se essa stia realmente accogliendo l’impulso che gli animali ci portano.
Un conto è infatti rivolgere la propria attenzione verso gli animali, un altro conto è accogliere ciò che essi portano.
Chiunque viva con un animale, chiunque se ne prenda cura ed instauri una relazione con lui, o con lei, sa, per esperienza diretta, che la qualità della relazione stessa è basata sull’amore.
L’amore che noi diamo agli animali e l’amore che riceviamo da loro.
L’amore, dunque, rappresenta l’essenza della relazione stessa.
Ogni professionista che si occupa di prendersi cura degli animali che vivono con un essere umano dovrebbe tener conto di questo fatto perché quando si occupa di curare un animale che si relaziona con un essere umano non può rivolgere le proprie attenzioni solo all’animale in quanto l’animale non è un essere separato dal contesto.
Anzi è vero esattamente il contrario e cioè che è solo attraverso la relazione che un animale ha con una qualunque persona che si può rendere manifesta l’essenza della relazione.
È solo dalla relazione che può scaturire la qualità dell’amore; è nella relazione che tale qualità si rinnova momento dopo momento.
Questo è un dato di fatto, sperimentabile esperienzialmente da chiunque viva con un animale.
La medicina veterinaria si trova dunque davanti ad un bivio: questo bivio è rappresentato proprio dai due aspetti dell’amore.
Da una parte c’è l’amore esclusivo, l’amore che esclude l’altro e che in tal senso pensa solo a sé stesso; un amore che potremmo definire egoistico che per sua natura tende a separare e frammentare la realtà togliendo così l’animale dal contesto nel quale vive e utilizzandolo principalmente per i propri fini economici; dall’altro c’è l’amore inclusivo, quello che accoglie, che integra, che unisce le parti e che potremmo definire altruistico nel senso che si relaziona alla realtà esterna non in funzione dei propri bisogni ma per sostenere gli altri (animale ed essere umano uniti nella relazione) nel loro cammino e nelle loro difficoltà.
Oggi, più che mai, è il momento della scelta, è il momento in cui ogni professionista è chiamato a prendere posizione rispetto a dove vuole collocarsi, rispetto a quale posto vuole occupare nella relazione tra lui, l’animale e la persona alla quale l’animale affida la sua vita.
Questa per me è una priorità.
Dott. Stefano Cattinelli
www.stefanocattinelli.com