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Fiori di Bach ed educazione cinofila: una sinergia indispensabile

Fiori di Bach ed educazione cinofila: una sinergia indispensabile

Articolo a cura di Federica Roano - Consulente nella relazione uomo animale

Tanti anni fa conobbi un cane che mise in discussione la mia idea di risoluzione dei problemi comportamentali in ambito educativo.

Tutto iniziò con una telefonata in cui un amico di un amico mi disse che doveva sistemare un cucciolo, l’ultimo rimasto di una cucciolata, dal carattere decisamente particolare: “è rimasta solo lei e se non la adotti tu che lavori con i cani la lascerò in gabbia perché è completamente fuori controllo. Secondo me è pazza”.

In quel periodo non avevo intenzione di prendere un secondo cane ma ero davvero curiosa di conoscere questo diavoletto della Tasmania che tanto aveva messo in crisi un allevatore amatoriale di cani corso.

Così, qualche giorno dopo, andai in campagna e in una gabbia, tra una decina di giganti neri vidi lei, un piccolo cane bianco di 5 o 6 chili: mi dedicò uno sguardo fugace per poi girarsi dall’altra parte.

Era il cane più strano che avessi mai visto, un incrocio tra un Jack Russell a pelo duro è un Bull Terrier, una creatura dall’aria di un peluche e lo sguardo di Gian Burrasca.

Il suo allevatore mi disse che era figlia di una scappatella e che era sua abitudine scappare dalla gabbia e andare in caccia di conigli (che puntualmente predava per poi mangiare).

Era selvatica, aveva avuto poco contatto con l’essere umano ed era imbrigliata in istinti predatori decisamente atavici.

Mentre osservavo questa piccola creatura, la mia mente valutava i pro e i contro di un’adozione così complessa. Il mio cuore, però, aveva già deciso: era LEI.

Così, dopo qualche giorno, la adottai. Non avrei mai immaginato però quanto sarebbe stato arduo e impegnativo avere a fianco un cane con evidenti difficoltà emotive, nonostante fosse ancora una cucciola.

La prima volta che la portai a casa, dopo 5 minuti scappò dal cancello e andò dritta nella piazza del paese dove incontrò dei randagi ai quali effettuò una attenta analisi dentale, spingendo la testa nella loro bocca: nella sua immaginazione, il tentativo era quello di dire: “Ciao, mi chiamo Bulla e sono un piccolo cane buono!” ma, nella realtà, stava mettendo a dura prova le capacità respiratorie di quei poveri cani. Io la inseguii, rischiando investimenti e molteplici infarti.

Dopo qualche giorno, mentre scorrazzava nel giardino, incontrò malauguratamente un riccio di montagna con il quale intraprese il gioco di lanciarlo in aria e riprenderlo in bocca, ferendosi in malo modo e sanguinando, il tutto con una evidente nonchalance.

Nei mesi a seguire quello diventò il suo gioco preferito, con miei conseguenti infarti per l’incolumità dei suoi occhi.

Un giorno, poi, la lasciai sola a casa e quando tornai avevo l’impressione che un uragano si fosse abbattuto in casa: era salita sui mobili, aveva fatto cadere un acquario ornamentale, un hard disk, diversi oggetti di uso quotidiano, fatto la pipì a terra e strappato la sua copertina.

E così, nonostante avessi concluso la mia formazione come educatore cinofilo da poco, decisi di chiedere aiuto ad un veterinario esperto in comportamento che, dopo un’attenta analisi, mi disse: “hai voluto un cucciolo di Bull terrier incrociato con un Jack Russel? E adesso te la tieni così!”

Dopo questa attenta conclusione, capii che dovevo trovare un modo per aiutare lei a trovare maggiore equilibrio e me stessa nel riprendere in mano la mia tranquillità.

Mentre pensavo a cosa fare, la domanda che mi facevo era: “sto davvero assistendo ad una serie di problemi comportamentali o sto osservando qualcuno che sta cercando sé stesso?”

In quel momento mi resi conto che c’era un problema nell’approccio educativo imperante: ogni cosa veniva trattata come un problema mentre io, in quel momento, non volevo risolvere qualcosa, ma accompagnare verso.

L’obiettivo non era far sì che lei non si comportasse più come si comportava ma aiutarla a ritrovare la sua strada e a rintracciare le sue qualità innate.

È così, mentre cercavo di darle una mano da un punto di vista educativo, capii che tutto ciò che lei stava facendo era un tentativo di esplorare sé stessa, di scoprire chi realmente fosse e quale fosse il significato della sua vita su questa terra.

Mi resi conto che ciò che doveva essere sostenuto non era una modificazione comportamentale ma una autentica ricerca del Tesoro Perduto: il Tesoro Perduto chiamato Bulla.

Negli anni mi sono resa conto che un problema comportamentale non può essere affrontato solo da un punto di vista razionale o relazionale perché ogni comportamento, animale o umano, è espressione di fattori identitari come:

  • la storia personale
  • la qualità delle relazioni
  • il carattere nativo

 

Chiunque, al momento della nascita, mette in atto una serie di dinamiche che lo portano ad esplorare la sua vera identità, i suoi limiti e le sue potenzialità e a ricercare il senso della sua stessa esistenza.

Questo accade anche negli animali i quali, tramite le esperienze e i comportamenti, vanno in esplorazione del loro mondo interiore all’interno di relazioni che fanno da contenitore.

Ciò che realmente ha importanza in questo cammino terreno è l’anima dell’animale, ovvero quell’essenza che ha come alto scopo l’evoluzione verso le proprie virtù.

Pensiamo, per esempio, ad un cane che non riesce a rimanere da solo: se lo osserviamo da un punto di vista educativo o relazionale possiamo immaginare che ha bisogno di ampliare le sue competenze per vivere serenamente il momento della separazione dalla figura di riferimento.

Se invece parliamo della sua identità, possiamo immaginare che questa creatura sia venuta sulla terra per fare l’esperienza di unità nonostante la separazione, ovvero di sentirsi parte dell’amore e del gruppo anche quando non è in compagnia di nessuno.

In questo cambio di prospettiva, i problemi comportamentali spariscono, dando spazio all’accompagnamento di un individuo alla ricerca di sé stesso e delle sue virtù.

Questo sguardo rivoluziona completamente il significato che diamo alla riabilitazione comportamentale, spostando l’attenzione da cosa fai a chi sei e da come ti comporti a cosa ricerchi.

I fiori di Bach sono pilastri fondamentali di questa ricerca del sé ed accompagnano l’animale verso il ricongiungimento con sé stesso e con le sue qualità interiori.  

Durante questo cammino, i problemi comportamentali si risolvono in modo spontaneo perché vengono sanate le ferite e rintracciate le virtù che permettono all’animale di liberarsi delle sue gabbie interiori e dei suoi stessi limiti.

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