Da proprietario a Custode

Perché decidiamo di accogliere un animale nella nostra vita? Raramente ci poniamo questa domanda. Ai più può forse sembrare addirittura superflua.
Eppure è fondamentale interrogarsi, o per lo meno riflettere, sulle ragioni che ci portano ad introdurre nella nostra vita un altro essere, un essere del Regno Animale. La decisione ultima è infatti sempre e soltanto nostra, essere consapevoli di ciò che significa e disponibili ad accogliere il messaggio che l’animale ci porta determina la qualità dell’esperienza che assieme andremo a vivere.
Dando quindi per scontato che si tenga conto delle esigenze etologiche dell’animale e dei suoi bisogni primari, desidero portare qui l’attenzione sull’importanza della consapevolezza della nostra vita interiore, dei nostri pensieri e del mondo emozionale che ne consegue. Considerare questa dimensione “più sottile” dell’essere è il viatico per sviluppare quella capacità di auto-osservazione, nonché di osservazione esterna, che ci permette di entrare in relazione autentica con il mondo di un altro essere vivente.
A chi non è accaduto infatti di proiettare sul nuovo arrivato aspettative che rispondono unicamente alla nostra visione del mondo senza neanche rendercene conto?
Sviluppare capacità di osservazione e ascolto interiore fa emergere quanto possa essere limitante, priva di interessanti e costruttivi sviluppi l’introduzione di un animale nella nostra vita se essa rimane assoggettata alle categorie di utilità, convenienza, consuetudine, solo per citarne alcune.
Se abbiamo il coraggio di andare oltre ciò che i nostri cinque sensi percepiscono – e a ciò che abbiamo appreso o, meglio, ci è stato inculcato – esiste infatti un linguaggio psico-spirituale che gli animali esprimono nel loro accompagnarci lungo il percorso di vita che condividono con noi. Il renderci conto che l’incontro non è mai frutto del caso e che avviene per una nostra necessità è il primo passo per riconoscere questa dimensione.
Spesso infatti le cose non sono come appaiono, c’è bisogno del sostegno della nostra coscienza e del nostro cuore per riconoscere e accogliere il messaggio e il dono che quell’animale porta con sé.
Se siamo sinceri con noi stessi, possiamo accorgerci che è sufficiente una minima apertura di cuore per dischiudere le porte a delle qualità – vitalità, spontaneità, connessione con la natura, assenza di giudizio, capacità di affidarsi, resilienza e tanto altro – che l’animale ci offre e che necessitano essere integrate e portate in vita nella nostra quotidianità.
In quanto esseri umani consapevoli della nostra “umanità” possiamo dunque comprendere quanto quella presenza non sia fortuita, quanto porti con sé delle forze che trascendono il tangibile e quanto siano necessarie per il nostro cammino evolutivo.
Ecco che allora possiamo riconoscere come l’animale ci rispecchi nelle nostre difficoltà e disequilibri portandoci a contatto con parti di noi sopite, nascoste, a volte sotterrate. Quanto il nostro amico a quattro zampe sia il viatico per quei cambiamenti di vita, della cui necessità non ci rendiamo ancora conto, ma a cui la nostra anima anela. Quanto quell’essere, che non parla la nostra lingua ma che comunica in modo profondo con la nostra interiorità, possa portare a guarigione ferite profonde, finanche svolgere una funzione salvifica. Evidentemente esiste qualcosa che va oltre la nostra comprensione, che ci sprona a migliorarci.
Eh già, si tratta infatti di un incontro d’anime che porta con sé lezioni di vita, offrendoci la preziosa occasione d’imboccare un percorso di conoscenza profonda di noi stessi. Riconosciamo così che quell’essere a quattro zampe ci chiama a fare delle scelte che richiedono una trasformazione interiore attraverso la nostra autentica presenza, la presenza del cuore.
Come affermava James Hillman: “Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada”. Grazie al nostro compagno di vita, nuove forze si attiveranno così in noi per lasciare andare il vecchio mondo e costruire il nuovo, incominciando proprio da lì: dalla relazione con l’animale che ha bussato al nostro cuore.