A BINO JACOPO GENTILI

La morte è la curva della strada
Morire è solo non essere visto
Se ascolto sento i tuoi passi
Esistere come io esisto
La terra è fatta di cielo
Non ha nido la menzogna
Mai nessuno s’è smarrito
Tutto è verità e passaggio
(Fernando Pessoa)
I cavalli hanno perso un grande amico.
Quella curva della strada, che Pessoa ci descrive come morte, è parte di quel tondino per cavalli nel quale Bino Jacopo Gentili ha incontrato centinaia di cavalli e cavalieri.
Il mio incontro con lui è avvenuto a trent’anni il giorno del suo compleanno. Mi è venuto a prendere alla stazione con una decappottabile blu. Piccolino, occhi di ghiaccio come il suo cane husky Moony, cappello da cowboy, jeans Carrera e camicia chiara. Voce profonda. Grande carisma. Un personaggio, una leggenda, un’avventura. A lui devo un’importante svolta professionale, un nuovo punto di vista sull’approccio al cavallo e sul mondo che gira intorno a questo bellissimo e per lo più incompreso animale. Ho fatto la mia tesi di laurea proprio sul suo metodo di etologia applicata. È stata una sorta d’iniziazione individuale. Bino era uno spirito libero con grande conoscenza, eclettico, originale, generoso e geniale, con un carattere difficile, spesso indignato e arrabbiato, ma non con i cavalli. Al centro del paddock, solo con il cavallo, faceva accadere magie, riproducibili da chi, con metodo, sapeva entrare nel codice del cavallo. Un linguaggio non verbale, vagliato dal grande occhio del cavallo, che in quanto preda decodifica i movimenti verticali come atti predatori. Bino sapeva conquistare anche il cuore dei cavalli con un’empatia straordinaria. Fuori dal paddock tutt’altra atmosfera. Esigente con pubblico ed allievi, per lui lo studio passava da scienza ed arte, da una conoscenza applicata alla vita e la sfida a pensare con la propria testa era pretesa. La sua biografia un mistero, un film, un quadro, una canzone di Elvis, un’insieme d’esperienze da raccontare e scrivere.
Se ne è andato deluso, solo, cavaliere errante disarcionato dalla sua rabbia ed impotenza verso un modello pionieristico di un’equitazione evoluta, che ha donato a suo modo con grande preparazione e generosità a chi ha avuto l’opportunità di conoscerlo, grattando sotto la vernice (come diceva lui) dell’apparenza.
Sempre grata con grande stima ed affetto
Dora Scialfa