Medicina non Convenzionale - MnC

Medicina complementare, medicina non convenzionale, medicina integrata: tre modi di dire la stessa cosa

Articolo a cura di Monica Premoli Medico veterinario esperta in Medicine Complementari

Durante la mia pratica clinica spesso mi viene chiesto di chiarire cosa si intenda con il termine di “medicina non convenzionale” e quale valenza abbiano questi metodi di cura nell’ approccio terapeutico che il Medico Veterinario decide di proporre e utilizzare.

Ancora più di frequente incontro persone che tendono ad accomunare tutte queste differenti modalità di cura in una grande e generica categoria che chissà per quale recondito motivo , viene sempre definita come “Omeopatia”; alcune persone che preparano al cane, una tisana, sono convinti di aver fatto dell’Omeopatia, oppure somministrano dei preparati di Floriterapia al gatto e sempre di Omeopatia si tratta. In questo modo la gran parte dei prodotti che non richiedono la prescrizione attraverso una ricetta, vengono genericamente percepiti come “naturali” o spesso considerati come appartenenti a una nebulosa categoria di rimedi, per lo più definiti omeopatici, senza fare una distinzione come se tutto ciò che esula dai dettami della medicina ufficiale, possa essere “qualcosa d’altro, che in genere non fa male, ma che probabilmente ha una azione meno incisiva rispetto al farmaco.” Da qui nasce il mio desiderio di spiegare a grandi linee, come funzionano, a cosa servono le più note tra queste “altre medicine”, Noi veterinari che applichiamo queste diverse metodiche terapeutiche, preferiamo parlare di Medicina Integrata piuttosto che definirla una Medicina Non Convenzionale che quindi in un certo qual modo si contrapporrebbe a quella convenzionale. La medicina ufficiale è basata sull’utilizzo di farmaci di sintesi e protocolli standardizzati, il cui focus è la malattia o la sua causa e non l’organismo vivente nel suo insieme. Altro termine da considerarsi sorpassato è quello di “medicina alternativa “ perché spesso mal interpretato facendola sembrare qualcosa di strano, con scarso valore scientifico, qualcosa al confine tra la pratica terapeutica ed il movimento New Age. La Medicina Integrata o Complementare invece rappresenta l’opportunità di unire, le diverse modalità terapeutiche a partire da quella più corrente farmacologica, allopatica fino a quella più sofisticatamente vibrazionale ottenendo un risultato ottimale spesso sinergicamente potenziato. Per loro natura le medicine non convenzionali si basano sul principio fondamentale dell’arte medica cioè “Primum non nocere” quindi la tendenza del medico veterinario olista sarà quella di utilizzare in prima istanza metodiche e medicine pìù dolci , sostanze di origine naturale e tecniche che interagiscono sul sistema energetico del soggetto che verrà portato ad un riequilibrio, grazie al risveglio dell’energia vitale e delle forze di guarigione che sono presenti in ciascun essere vivente. Le medicine Complementari si affiancano molto bene ai protocolli di utilizzo di farmaci di sintesi e molto spesso sono in grado di sostituire quelle stesse terapie quando il “terreno” cioè il soggetto, non ne tollera più gli effetti collaterali, di accumulo o le reazioni avverse che invece sono quasi nulle per i rimedi e nelle metodiche complementari. Qui di seguito qualche esempio di terapie comunemente definite “naturali”, con le loro differenze sostanziali.


La Fitoterapia classica si basa sull’utilizzo delle sostanze contenute nelle diverse parti della pianta che di fatto rappresenta un laboratorio biochimico in cui vengono prodotte migliaia di molecole che variano a seconda della crescita, della stagione e del momento balsamico della pianta. Le sostanze attive vengono ottenute o “estratte” dalla pianta con moltissime e diverse metodiche, che fondamentalmente dipendono dalla natura chimica della sostanza stessa. Si otterranno quindi estratti secchi, macerati glicerici, tinture madri , gemmoderivati, estratti di differente natura. La fitoterapia dunque non è omeopatia; il fitoterapico nelle sue varie forme viene somministrato in dosi definite “ponderali” cioè in milligrammi, grammi ecc esattamente come si fa per i principi attivi contenuti nei farmaci di sintesi che tra l’altro vengono quasi sempre creati ad immagine e somiglianza della molecola naturale. Ciò che è in grado di fare questo principio attivo sintetico, non sarà mai equiparabile all’effetto ottenuto dal “fitocomplesso” della pianta che invece è un insieme di molecole che interagiscono tra loro con chiari meccanismi sinergici, ottenendo un diverso e solitamente miglior risultato.


In Omeopatia si parla invece di rimedio,in cui il principio attivo originario di natura minerale, vegetale, animale o mista è presente in quantità infinitesimali in quanto viene preparato con diluizioni successive che variano dalle centesimali (CH) fino alle cinquantamillesimali (LM). Ad ogni diluizione viene effettuata la succussione o dinamizzazione che consiste in un particolare scuotimento dell’acqua che contiene il principio ; il contenuto informativo delle molecole del rimedio omeopatico è veicolato dalla configurazione assunta dalle molecole d’acqua. (Principio della memoria dell’acqua). La definizione che rende maggiormente l'idea di ciò che sia e di come funzioni il rimedio omeopatico è sicuramente "messaggio specifico per l'organismo". Il rimedio omeopatico viene prescritto dal medico omeopata attraverso una metodica definita di “repertorizzazione” che soggiace ad un lungo ed accurato “interrogatorio omeopatico” in cui vengono raccolti tutti gli aspetti fisici, mentali ed emozionali del momento, recenti e passati. La scelta del rimedio segue il principio di similitudine e consiste nella ricerca dell'analogia tra i sintomi della malattia di un paziente e quelli provocati dalla somministrazione di una sostanza naturale ad una persona sana (ottenuta tramite sperimentazione detta prooving), ed è alla base dell'operato del medico omeopata (similia similibus curantur).Questo per ciò che riguarda lOmeopatia Classica Hahnemanniana mentre altre “figlie minori “ dell’Omeopatia possono considerarsi l’Omeopatia complessista in cui vengono forniti piu rimedi in un “complesso omeopatico” ed anche l’Omotossicologia che di fatto rappresenta un ponte tra l’Omeopatia classica e la farmacologia moderna con rimedi composti da più sostanze che comunque risponde a criteri prescrittivi del tutto diversi. Menzione a parte ha poi la Medicina Antroposofica che è un ampliamento della medicina convenzionale nata dal contributo di Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia in collaborazione con la dottoressa Ita Wegman nei primi anni del secolo scorso in Svizzera. I medicinali antroposofici contemplano molti rimedi omeopatici ma con diluizioni decimali inoltre sono preparati con metodiche più articolate rispetto ad un omeopatico classico. Spesso contengono diversi componenti che non sono semplicemente combinati in base alla loro singola azione, ma costituiscono un composto che trova corrispondenza con l’organismo umano sano o malato, con un sistema organico, un organo o una sua funzione.


La Floriterapia nasce con Edward Bach, batteriologo gallese (1886-1936) che per primo colse il potere trasformativo dei fiori nella vita dell’uomo. Per Bach l’uomo è una entità bio-psico-spirituale in cui non è possibile scindere la salute fisica dagli aspetti emozionali, mentali e spirituali,ogni squilibrio in uno di questi piani si manifesta anche negli altri. Grazie alle sue capacità sensitive entrando in contatto con l’energia di una serie di fiori, Bach ne captò la particolare vibrazione , stabilendo a quale emozione ciascuno fosse collegato. La preparazione dei rimedi è naturale e si attua con sue modalità: la solarizzazione in cui si mettono i fiori in un recipiente di vetro con acqua di fonte e si lasciano al sole per 3-4 ore, oppure la bollitura per le essenze più coriacee e legnose. Il calore trasferisce la loro forza vitale nell’acqua, la quale viene in seguito imbottigliata e conservata. La vibrazione dei fiori stimola la riarmonizzazione favorendo pertanto il cambiamento mentale, emotivo e fisiologico: i fiori non agiscono a livello biochimico ma sui corpi sottili ed eterei, su quei modelli energetici che influenzano la vita e la coscienza.Basandosi sullo stesso principio dei Fiori di Bach sono ora in commercio molti altri fiori provenienti da diverse zone della terra. Le differenze stanno nel tipo di fiore e non nei concetti esistenziali e terapeutici che rimangono gli stessi per tutti. Tra i più conosciuti i Fiori Australiani dotati di una intensità tipica della loro terra, e i Fiori Californiani. Esistono poi Fiori Himalyani, Fiori del deserto dell’Arizona, Fiori Alaskiani ed Indiani, Fiori Francesi ed anche Fiori Italiani. Anche da ciò si dimostra come la Floriterapia pur essendo una medicina vibrazionale, sia ben diversa per costituzione e meccanismo d’azione dall’Omeopatia.


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