Medicina non Convenzionale - MnC

L’omeopata è prima di tutto un igienista

Articolo a cura della D.ssa Daniela Montesion, Medico Veterinario Esperta in Omeopatia

Samuel Hahnemann (1755-1843), padre dell’Omeopatia, sosteneva che il medico deve conoscere le cause che disturbano la salute, che determinano e mantengono le malattie e da esse deve saper preservare l’individuo sano. Quindi il primo sforzo del medico è rivolto alla prevenzione, ovvero a sensibilizzare il paziente affinché innanzitutto metta in atto tutta quella serie di comportamenti atti a preservare lo stato di salute, quando egli è sano, e nell’eliminare i fattori esterni che peggiorano o addirittura predispongono alle malattie.

 

Cosa significa dunque per un omeopata veterinario essere anzitutto un igienista? Cosa significa fare prevenzione cercando di mantenere gli animali in uno stato di salute il più a lungo possibile? E cosa significa eliminare i fattori che possono rappresentare le cause della malattia o quantomeno che possono peggiorarla? Prendersi cura dell’igiene dell’animale significa dedicare una buona parte della visita omeopatica alla raccolta delle informazioni che riguardano le sue abitudini alimentari, le condizioni ambientali e sociali in cui vive, i trattamenti farmacologici a cui viene sottoposto, compresi quelli antiparassitari che di norma sono somministrati con regolarità sin da cuccioli e per tutta la vita. Insomma l’omeopata deve conoscere lo stile di vita dell’animale che gli viene portato in visita prima ancora di conoscere quale sia la malattia che lo affligge.

Questo è di massima importanza e rappresenta la pietra fondante del pensiero omeopatico: anzitutto capire cosa vi sia realmente da curare, una volta che si siano rimossi tutti i fattori che influenzano in modo negativo il ripristino dello stato di salute. Per questo motivo personalmente pongo grande attenzione all’alimentazione incoraggiando il passaggio ad una dieta casalinga bilanciata preparata con alimenti freschi; nello stesso tempo verifico se vi sono elementi nella gestione dell’animale che vanno corretti e adeguati alle sue necessità etologiche specifiche; mi informo su tutti i trattamenti farmacologici e antiparassitari che riceve e valuto se, in particolare questi ultimi, sono indispensabili in relazione al tipo di vita che conduce e quindi al rischio reale di contrarre i parassiti; infine indago il carattere dell’animale per cogliere se in esso vi siano motivi di sofferenza emotiva all’interno del suo nucleo familiare, per capire se vive stati di stress cronici determinati, per esempio, da convivenze forzate con animali conspecifici o meno, oppure se mostra atteggiamenti particolari a seguito di comportamenti che le persone hanno nei loro confronti (sgridate, allontanamenti, cambio di routine…).

 

Tutte queste informazioni sono utili per apportare eventuali correzioni al fine di eliminare da subito una serie di problemi che si sovrappongono alla malattia per la quale si è resa necessaria la visita: molto spesso una parte del problema già si risolve. Altre volte, dopo un certo tempo di gestione corretta, l’animale sa ritrovare il suo equilibrio e i disturbi di cui soffriva svaniscono, senza farmaci di alcun tipo. Sono convinta che il tempo dedicato alla raccolta anamnestica e alla somministrazione di suggerimenti sia sempre ben speso, rende più consapevole e partecipe la persona nella gestione del suo animale, inoltre rafforza il rapporto e la fiducia con il curante, anche se all’inizio forse si aspettava di ricevere solo dei granellini dal nome strano e via.


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