Medicina non Convenzionale - MnC

Annusando l’olio essenziale di lavanda

Articolo a cura di Simone Erriquez medico veterinario

Se provassimo a fare la domanda: “immagina un cane e pensa quale attività svolge con più interesse”, le risposte sarebbero certamente varie: corre, riposa, gioca, richiede cibo, carezze, abbaia e tanto altro, ma di sicuro tra le attività tutt’altro che trascurabili che compie quotidianamente il nostro fedele amico è annusare! Fra i Mammiferi si distinguono specie con olfatto molto sviluppato (animali macrosmatici) e altre con olfatto meno fine (animali microsmatici). L’uomo appartiene alla seconda categoria; ciò nonostante questo senso riveste per la specie umana una grande importanza biologica e lo è certamente di più per i cani ed i gatti (tra i mammiferi macrosmatici) che, secondo vari studi, avrebbero una capacità olfattiva dalle 10 alle 100 volte maggiore rispetto a quella umana. L’epitelio olfattivo di un cane contiene dai 125 milioni ad oltre 200 milioni di neuroni olfattivi (il naso umano solo 5 milioni!). Durante i secoli le persone hanno sempre sfruttato questa abilità dei cani e, solo per citare alcuni dei servizi più recenti, cani ben allenati sono in grado di rilevare e allertare i loro padroni diabetici quando i livelli glicemici nel sangue raggiungono livelli pericolosi (alcuni cani possono addirittura portare direttamente al padrone il kit d’insulina). Secondo diversi studi condotti a partire dal 1989, si è evidenziata una capacità da parte dei cani di poter rilevare, annusando parti del corpo o l’alito, alcune malattie come il cancro ai polmoni o alle mammelle e annusando l’urina delle persone sarebbero in grado di identificare anche un cancro alla prostata o alla vescica.

Eppure l’olfatto rimane ad ogni modo il senso più enigmatico non essendo stato chiarito con precisione il meccanismo di funzionamento, legato com’è a strutture tra le più ancestrali del cervello

E’ largamente condiviso che l’olfatto influenzi il comportamento dei mammiferi (ed altri esseri viventi). Il sistema olfattivo ha una diretta ed indiretta connessione con alcune parti del sistema nervoso centrale incluso l’ipotalamo (che regola, direttamente o attraverso l’ipofisi, meccanismi indispensabili per la sopravvivenza), e il sistema limbico di cui fanno parte l’ippocampo (la struttura cerebrale che svolge un ruolo fondamentale nella gestione della memoria) e l’amigdala (mediatore delle esperienze emozionali).

Per quanto concerne le sostanze odorose, esse sono caratterizzate dall’avere peso molecolare relativamente basso, notevole solubilità nei grassi, grado elevatissimo di volatilità e soprattutto sarebbero dotate di caratteristiche fisico-chimiche particolari che favorirebbero il legame con le molecole recettoriali. Alcuni scienziati hanno addirittura ipotizzato che il funzionamento dei recettori del naso implicasse un qualche tipo di meccanismo quantistico; è l’ipotesi del biofisico Luca Turin, secondo la quale la capacità di percepire gli odori, dipenderebbe dalle vibrazioni emesse dalle molecole e non dalla loro forma. Peccato che, anche se molto suggestiva, dell’ipotesi non ci siano ancora conferme sperimentali.

L’inalazione di sostanze odorose produce una varietà di effetti fisiologici sul cervello, sul sistema l’endocrino ed immunitario ed è su queste basi che si fonda L'aromaterapia. Essa può essere considerata un ramo della fitoterapia che usa gli oli essenziali, ossia le sostanze volatili e fortemente odoranti delle piante.  

L’utilizzo di oli essenziali è ormai diffuso in Medicina umana per il trattamento di diverse patologie quali dolore cronico, depressione, insonnia, ansia e disordini cognitivi sebbene per la scarsezza di dati clinici l'aromaterapia è lontana dal poter essere definita come una vera terapia.

Ogni olio essenziale presenta un meccanismo di azione diverso. Tra gli oli essenziali più versatili ed interessanti possiamo certamente menzionare quello della lavanda (Lavandula angustifolia). La lavanda contiene una sostanza, il linalolo (in percentuali dal 25 al 50%), che è in grado di indurre uno stato di rilassamento simile a quello provocato dagli ansiolitici, ma da alcuni studi (Kashiwadani, 2018) effettuati su dei topi questa azione si ottiene solo se è inalata. Il linalolo infatti non agirebbe direttamente sui centri che modulano l'ansia, ma richiede la mediazione dei neuroni olfattivi. La lavanda provocherebbe, indirettamente, un meccanismo d’azione simile a quello delle benzodiazepine. Le benzodiazepine aumentano l'effetto del neurotrasmettitore acido gamma-aminobutirrico (GABA) a livello del recettore GABA A, accrescendo quindi le sue proprietà sedativeipnoticheansioliticheanticonvulsiveanestetiche e miorilassanti.

Ci son già degli studi dell’olio essenziale della lavanda per ridurre l’ansia dei cani durante i viaggi in macchina nonché nei cani nel canile e dei gatti nel gattile (wells, 2008).

Recentemente è stato pubblicato il primo lavoro che ha visto la collaborazione di un gruppo di ricerca italiano nello studio degli oli essenziali in canile (Uccheddu et al., 2018) i ricercatori hanno valutato i parametri comportamentali (legati allo stress), fisiologici (cortisolo) e cognitivi di 110 cani prima e dopo la diffusione di 9 oli essenziali e di una miscela creata dall’unione degli stessi 9 oli tra cui è presente la lavanda. Gli oli essenziali scelti sono stati: Litsea citrata, Cupressus sempervirens, Lavandula angustifolia, Cananga odorata, Juniperus communis var. Montana, Citrus ladaninferus e Laurus nobilis. Questi oli sono stati selezionati perchè riportati in letteratura per l’effetto ansiolitico sugli esseri umani. Come risultato dello studio, dopo la diffusione della miscela dei 9 oli sopracitati, i cani del canile mostravano maggiore inclinazione all’ottimismo ed aumento del benessere. 


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