Dinamiche di relazione tra l'individuo e il suo animale

Perché le zebre non s'ammalano di ulcera e i cavalli sì?

Articolo a cura della D.ssa Dora Scialfa Medico Veterinario

Dal titolo di un famoso libro di Robert Sapolsky “ Perché alle zebre non viene l’ulcera?”, colgo l’occasione per estendere al cavallo un disagio che vive l’uomo moderno: la somatizzazione dello stress. Già perché il cavallo, pur essendo un equide come la zebra e l’asino, si ritrova ad essere spesso uno stressato cronico appresso al suo cavaliere; la saggezza popolare lo dichiara da tempo: a star con lo zoppo s’impara a zoppicare!

L’elenco di motivi che lo “giustificano” si rifanno principalmente ad aspetti etologici che non vengono per lo più rispettati e, si sa, lo stile di vita fa la differenza quando si parla di stress! Nel caso del cavallo anche troppa noia fa ammalare e le stereotipie come “il ballo dell’orso” e “il ticchio d’appoggio” sono comportamenti ripetitivi che in modo unilaterale compensano carenze sociali e di movimento nel primo caso, alterazioni digestive per ritmi e abitudini non adatti nel secondo caso.
La zebra indomabile sfugge tenace all’addomesticamento e si risparmia così l’ulcera!

Da un punto di vista anatomico poi ci sono altre questioni. Il cavallo ha grosse difficoltà nel vomitare perché dall'esofago il cibo passa nello stomaco con un asse obliquo rispetto alla parete e le contrazioni dello stomaco chiudono l'ingresso dell'esofago impedendo il reflusso. Proprio il fatto che il cavallo non possa vomitare, se non con estrema difficoltà, è la causa di uno dei rischi a cui può andare incontro: la rottura dello stomaco. È da evidenziare che i cavalli sono erbivori con un solo stomaco, a differenza dei bovini, ed è relativamente piccolo in proporzione alla mole, avendo un volume di circa 10-15 litri nell'adulto. Per questo motivo il cavallo deve mangiare poco e spesso e il cibo nello stomaco ha un transito rapido. Il 75% dei liquidi passa 30 minuti dopo l'ingestione, il 25% della sostanza secca passa dopo 30 minuti ed il 98% del totale dopo 12 ore. Per questa esigenza fisiologica la secrezione di succhi gastrici nello stomaco è continua, avviene cioè anche quando l'animale non si ciba, a differenza di quanto avviene nell'uomo o nei carnivori in cui la secrezione gastrica viene indotta dal cibo. Anche a questo dato è correlata la facilità con i cui cavalli soffrono di ulcera gastrica.
Nello stomaco avviene la digestione parziale ad opera degli acidi e della pepsina, mentre il bicarbonato con il muco contenuto nella saliva ingerita con il cibo hanno una certa importanza nel proteggere la mucosa gastrica. Il “ticchio d’appoggio” sembra essere un tentativo maldestro da parte del cavallo di tamponare lo squilibrio che si crea a livello gastrico.

Nel ciclo di conferenze tenute a Berlino il 10 e 17 novembre 1922 a Berlino, raccolte in "Anima e Spirito nell'uomo e nell'animale", Rudolf Steiner dice: “Uno che molto aveva riflettuto sulla vita degli animali e dell'uomo e che ne parlò sulla base di una profonda coscienza, intendiamo Goethe, formulò la bella frase: "Gli animali vengono istruiti dai loro organi, dicevano gli antichi; io aggiungo: anche gli uomini che tuttavia hanno il vantaggio di istruire a loro volta gli organi".

Goethe parla di istruzione, un ambito nel quale oggi, nella relazione tra uomo e animale a volte si fa fatica a discernere chi istruisce chi?! I nostri animali domestici sempre di più si ritrovano a guidarci in un confronto con noi stessi che può diventare un’opportunità di crescita autoeducativa. Scegliere come prenderci cura di loro, come affrontare una loro malattia, come accompagnarli fino alla soglia della morte, comporta una responsabilità che si aggiunge ad altri stress, ma può trasformarsi in un’esperienza d’apprendimento, un dono inaspettato.


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