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CuteriArticolo scritto dalla Dott.ssa Maria Cuteri Medico Veterinario

 

Un argomento che mi sta veramente a cuore e a cui vorrei dedicare delle riflessioni che mi piacerebbe condividere con voi, è quello che considera la malattia predisposta da un problema di terreno piuttosto che dalla presenza di microbi “brutti e cattivi”.

Sicuramente ognuno di noi si è ritrovato nella propria vita a dover assumere degli antibiotici per tenere sotto controllo una irrefrenabile proliferazione di batteri. In quel momento, di malessere generale, a molti di noi questa soluzione è sembrata l’unica possibilità per ristabilire una condizione di salute. La stessa cosa capita quando un nostro animale si ammala, in teoria ciò che succede nel corpo in un momento di crisi è legato quasi esclusivamente ad una perdita di efficienza del sistema immunitario, deputato al controllo di quasi tutte le attività che si svolgono in un organismo. Sappiamo bene che se le guardie se ne vanno a passeggio i ladri fanno quello che vogliono, oppure i topi ballano quando il gatto si assenta. In parole povere è sostanzialmente quello che accade quando, per qualsiasi motivazione, esso non svolge più il suo lavoro di controllo. Potremmo usare questa considerazione per farci delle domande e soprattutto cercare poi delle risposte.


Due grandi scienziati si sono trovati a darne una lettura completamente opposta. La medicina ha sempre seguito le indicazioni di Pasteur che sosteneva che è il microbo che produce la malattia, un attacco da parte di un agente esterno al corpo che mirando indebolisce gli organi colpiti. In questo caso l’approccio prevede la ricerca del colpevole ed il suo annientamento. È proprio da questa teoria che sono nate le basi della medicina con la quale siamo abituati a curarci in occidente. Una grande battaglia dove si cerca di uccidere i batteri coinvolti, oppure si cerca di prevenire la diffusione delle malattie con le vaccinazioni di massa considerate dalla comunità scientifica il modo migliore per evitarne la diffusione, oppure l'uso indiscriminato della chirurgia che toglie l’organo malato.


Béchamp, grande uomo di scienza, che pur lavorando nell’ombra, aveva identificato degli elementi di piccolissime dimensioni, addirittura più piccoli della cellula che ha chiamato microzime. Secondo lui la malattia sopravveniva quando uno squilibrio perturbava il funzionamento normale di questi corpuscoli.  Questo elemento riusciva così a trasformarsi in patogeno. Questa teoria non venne mai tenuta in considerazione. Sosteneva che bastava rafforzare la salute della persona perché i germi interni recuperassero la loro forma originale di microzimi. Quindi se si rafforza l’ambiente, la malattia scompare.
La mia esperienza come medico veterinario è passata negli anni dalla dichiarazione di guerra a questi microorganismi fino ad arrivare ad evitare, se possibile, l’uso di sostanze chimiche atte ad uccidere qualsiasi forma vivente che abbia causato il malanno. Sinceramente mi sento più in risonanza con la teoria di Béchamp.


Se quello che pensava Béchamp non fosse vero, non potrei vedere miglioramenti delle infezioni batteriche nei miei pazienti visto che normalmente non faccio ricorso all’uso di antibiotici. Mi sembra in questo modo di avvalorare una medicina dolce, dove spingo la pace e l’ordine naturale innato.


La storia ha preso una direzione piuttosto che un’altra per tanti motivi, non per ultimo il fatto che l’OMS ha fatto in modo che si mantenesse a livello mondiale l’impostazione di Pasteur. Questa strada chiaramente porta dritta dritta alla pratica di una medicina per la malattia, dove ci si sente impotenti di fronte alle forze esterne, dipendenti dall’autorità ed infine si stimola la vittimizzazione. A tutto ciò basta aggiungere un po’ di paura e il gioco è fatto, a quel punto si ricerca protezione e si perde di vista la forza interiore, la fiducia nell’autoguarigione e la responsabilità su quanto sta accadendo. Non voglio divagare ulteriormente, anche perché immagino che voi lettori siate molto vicini a questo modello di ragionamento. Vorrei tornare a delle mie considerazioni che riguardano la scelta del tipo di medicina con la quale vogliamo curarci. Se per un attimo torniamo all’uso indiscriminato di sostanze antibiotiche che avrebbero il compito di uccidere batteri, capiamo bene come questo approccio in realtà rappresenta spesso un boomerang. Sono innumerevoli ormai i casi di batteri resistenti a quasi tutti gli antibiotici, ed allora a quel punto come si può fare per uscire da questa storia? Anche i medici più scettici di fronte a tale paralisi terapeutica cominciano a considerare i supporti naturali. Volete forse dire che finalmente si arriva da dove si è partiti?


Per anni ho pensato e diffuso il mio semplicissimo approccio, che considera come prima possibilità di sostegno ad un animale malato  un rimedio naturale, vi assicuro che la risposta a questo genere di terapia è quasi totale, solo una minimissima parte di individui non risponde. Solo se nulla di ciò che la natura mi mette a disposizione funziona allora cedo all'uso di sostanze chimiche. Questo è il percorso che normalmente un medico olistico segue. Le strade sono le più disparate, ci saranno degli individui che guariranno più facilmente con un approccio piuttosto che con un altro. Nella mia esperienza di molti anni di ambulatorio mi è capitato di vedere moltissime terapie farmacologiche che non sortiscono l'effetto desiderato. In quel caso, dopo aver cambiato diverse volte molecola, ci si trova senza altre possibilità. A questo punto anche i più scettici sono spesso disposti a provare dell'altro. Quando sembra che non esista modo di risolvere una malattia il motivo è legato proprio ad un “ingolfamento” cellulare che impedisce il normale lavoro. Tutto ciò crea un blocco quasi totale. Molte volte lavorando sulla disintossicazione tutto riprende a funzionare anche i farmaci chimici! Quante volte i danni iatrogeni, quindi da terapie errate, sono stati più gravi della stessa malattia! L'unico modo per pensare di guarire secondo me passa da queste strade che chiamo alternative ma che in realtà dovrebbero essere la regola, l'alternativa ce la dovrebbe fornire la farmacologia!