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Articolo scritto dalla Dott.ssa Margherita Carretti, Etologa e Naturalista a cura del dott. Stefano Cattinelli medico veterinario

La compassione e l’empatia per il più piccolo degli animali
è uno delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono.
Charles Darwin

uomo animaleEssere mediatori nella reale relazione tra uomo e animali è prima di tutto un percorso su sé stessi.

Troppo spesso veniamo sopraffatti dalle aspettative, pretendendo dagli animali una costante disponibilità al contatto, gioia e rispetto nell’interazione, immaginando che accolgano ogni nostra richiesta con pazienza e senza opposizione.

Tutto questo si tramuta inesorabilmente in una fredda stanza grigia nella quale il controllo e l’ansia prendono il sopravvento.

Finita l’attività riprendiamo fiato uscendo da un costante stato di apnea e tensione dovuto al meccanico controllo di ogni movimento e sguardo; come un direttore d’orchestra diamo spesso indicazioni meccaniche senza renderci conto di quali soggetti abbiamo davanti a noi, senza comprendere il potenziale che ogni singolo partecipante possiede nel poter creare una sinfonia meravigliosa rispetto al piatto compitino da noi assegnato.

Finiamo così questo tipo di esperienza con un sospiro di sollievo, dicendoci: “bravi” per aver portato a termine per l’ennesima volta il nostro duro lavoro e ci sentiamo stanchi, tesi e con una gran voglia di riprendere fiato.

Ci siamo mai chiesti come gli animali possano vivere questo tipo di esperienza?

Troppo spesso come burattini cercano di soddisfare ogni nostra richiesta, vedono i nostri sguardi di disapprovazione ogni qual volta non hanno voglia di stare in mezzo a quella stanza, ricevendo carezze in cambio di un premietto, riportando per l’ennesima volta la pallina in mano ad un estraneo perché tutti devono svolgere l’attività proposta, come se fosse una pillola da assumere previa ricetta medica.

Chissà se quella corsa in mezzo al parco risolleva l’umore del nostro “co-terapeuta” finita la seduta, se gli fa dimenticare l’enorme sforzo emotivo che gli abbiamo richiesto, se realmente è sufficiente per rinsaldare la relazione reciproca.

Tutte queste domande hanno affollato la mia mente per lungo tempo. In un primo momento il quadro davanti a me non era così chiaro e nitido, portava con sé solo un malessere generale, poi la consapevolezza pian piano ha delineato le forme, risaltando le sfumature di un terribile scenario, portatore solo di rassegnazione, apatia, ansia, rigidità e giudizio.

Non avevo scelto di condividere la mia vita con gli animali per ritrovarmi protagonista di quel film.

Così sono ripartita dalle basi, dal mio sentire, dall’ascolto e dall’osservazione dei preziosi messaggi lasciati dagli animali. Poco a poco ho tolto ogni paletto di quella stanza rigida nella quale mi trovavo e si è aperto davanti a me un mondo nuovo pieno di colore e di emozionalità.

Condividere esperienze con gli animali liberi di esprimersi è molto difficile, devi lasciare il porto sicuro che il controllo utopisticamente pensi ti dia per navigare in acque inesplorate; spesso quello che devi fare è solo lasciarti andare alla corrente per finire in isole nuove che mai ti saresti immaginato.

Le emozioni che nascono dalle interazioni autentiche con un animale in attività sono così profonde che a volte solo il lieve respiro di un cavallo sulla pelle può riaprire porte interiori chiuse da anni.

I movimenti rallentano, i gesti si fanno più delicati e leggeri, il respiro si fa più profondo e si riesce a percepire anche solo il tocco leggero dei baffi di un coniglio che ti esplora con il suo piccolo muso.

Sembra quasi di entrare in uno stato meditativo, i sensi si riattivano e ti riconnetti con il tuo corpo perché non sai dove ti porterà quella strada, così presti attenzione ad ogni piccolo passo. Anche gli animali si rilassano riconoscendo movimenti naturali che gli appartengono, ritrovano una velocità e una presenta mentale più vicino al loro essere, uno stare li e viversi il momento senza richieste e senza aspettative se non l’esserci, purtroppo per noi diventato un sentire lontano.

Finito questo tipo di esperienza nessuno ha bisogno della boccata d’aria o della corsa nel parco, ci si sente tutti appagati, pieni e svuotati allo stesso tempo, riconnessi con un sentire profondo dal quale quotidianamente veniamo allontanati. Osservi gli animali sereni e ti senti profondamente connesso a loro, senti di essere sulla strada giusta quando la volta successiva anche solo il tuo avvicinarti in preparazione all’incontro riaccende la loro attenzione e voglia di parteciparvi.

Questo per me significa condividere reali esperienze con gli animali, essere mediatori nella relazione significa portare le persone nel mondo animale e non vice versa, abbiamo tutti bisogno di riconnetterci con la natura e gli animali posso farci questo enorme regalo, ma solo se gli concediamo di essere loro stessi e non quello che noi vorremmo loro fossero, se no cadiamo nuovamente in quella stanza grigia e rigida portatrice di null’altro che un asettico contatto con un finto mondo animale.

Margherita Carretti Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Centro Armonico Terapeutico www.centrocat.it